L'istruzione nel mondo, indicatore per indicatore
La sequenza mostra cinque indicatori su istruzione e infanzia tratti dai World Development Indicators della Banca Mondiale. Ogni schermata presenta la classifica dei paesi, il valore e la posizione dell'Italia e l'andamento nel tempo. I dati sono gli stessi usati nell'articolo.
| Government spending on education | 106 | Italia: 4,0678% del PIL di spesa pubblica per l'istruzione, 106ª su 203 paesi |
| Children out of primary school | 75 | Italia: 2,0562% dei bambini in età da primaria fuori dalla scuola, 75ª su 205 paesi |
| Tertiary enrolment | 43 | Italia: 75,9497% di iscrizione al terziario, 43ª su 203 paesi |
| Secondary school enrolment | 62 | Italia: 100,6788% di iscrizione alla secondaria, 62ª su 208 paesi |
| Pupils per teacher (primary) | 24 | Italia: 11,4807 alunni per insegnante nella primaria, 24ª su 206 paesi |
Guardi prima il valore evidenziato dell'Italia, poi la sua posizione rispetto agli estremi della classifica e alla linea di andamento. Non confronti le schermate tra loro: unità di misura, numero di paesi e anni di riferimento cambiano da un indicatore all'altro.
In sintesi
Nel quadro complessivo di questa edizione l'Italia occupa una posizione intermedia sulle risorse e una posizione alta su alcune condizioni della scuola. La spesa pubblica per l'istruzione vale 4,0678% del PIL, cioè il 106º posto su 203 paesi, sopra il valore mondiale di 3,5693% ma nella metà bassa della graduatoria. Sul versante opposto, il numero di alunni per insegnante nella primaria è 11,4807, il 24º posto su 206 paesi e meno della metà del valore mondiale (23,4463), mentre l'iscrizione al terziario tocca 75,9497% (43ª su 203) contro un valore mondiale di 43,6151%. Il punto meno favorevole riguarda i bambini in età da scuola primaria che risultano fuori dalla scuola: 2,0562%, 75ª posizione su 205 paesi, un livello più alto di quello di Francia, Germania e Regno Unito.
*Fonti: Banca Mondiale — World Bank WDI: «Government expenditure on education, total (% of GDP)» (SE.XPD.TOTL.GD.ZS), «Pupil-teacher ratio, primary» (SE.PRM.ENRL.TC.ZS), «School enrollment, tertiary (% gross)» (SE.TER.ENRR), «Children out of school (% of primary school age)» (SE.PRM.UNER.ZS).*
Il dato più recente dell'indicatore principale
L'indicatore di apertura è la spesa pubblica per l'istruzione in rapporto al PIL. Per l'Italia il valore più recente disponibile nella serie è 4,0678%, riferito al 2022, che colloca il paese al 106º posto su 203. Il confronto con il valore mondiale (3,5693%) è favorevole di circa 0,5 punti, ma la posizione in classifica resta appena sotto la metà dell'elenco: molti paesi con quote più alte hanno economie di dimensione ridotta, quindi lo stesso rapporto può nascere da situazioni molto diverse. Va ricordato che si tratta di spesa pubblica, non della spesa complessiva sostenuta anche dalle famiglie.
*Fonte: Banca Mondiale — World Bank WDI, «Government expenditure on education, total (% of GDP)» (SE.XPD.TOTL.GD.ZS), https://data.worldbank.org/indicator/SE.XPD.TOTL.GD.ZS*
Chi sta in alto e chi in basso
In cima alla graduatoria della spesa pubblica per l'istruzione si trovano Kiribati (16,3905%), Samoa Americane (14,717%), Tuvalu (12,8457%) e Micronesia (11,5591%), seguiti da Namibia (9,0844%), Algeria (8,9777%) e Cuba (8,4409%): prevalgono economie di piccola dimensione e stati insulari, dove un bilancio pubblico contenuto può tradursi in quote elevate sul PIL. All'estremo opposto compaiono Somalia (0,0%), Nigeria (0,3191%), Zimbabwe (0,3848%), Papua Nuova Guinea (0,7821%) e Haiti (0,9646%), ma anche paesi a reddito medio come Libano (1,2249%), Laos (1,2338%) e Indonesia (1,2752%). Con 4,0678% l'Italia sta nella fascia centrale, lontana da entrambi gli estremi e più vicina al profilo delle grandi economie europee che a quello dei paesi in testa. Su un altro indicatore la posizione italiana è diversa: sui bambini fuori dalla scuola primaria l'Italia è 75ª con 2,0562%, mentre la testa della classifica è occupata da Emirati Arabi Uniti (0,0039%), Azerbaigian (0,0266%), Uruguay (0,0355%), Corea del Sud (0,0557%) e Giappone (0,0684%).
*Fonti: Banca Mondiale — World Bank WDI, «Government expenditure on education, total (% of GDP)» (SE.XPD.TOTL.GD.ZS) e «Children out of school (% of primary school age)» (SE.PRM.UNER.ZS).*
Come è cambiato negli ultimi dieci anni
La spesa pubblica per l'istruzione si è mossa poco: 4,1219% nel 2013, un minimo di 3,7955% nel 2016, un massimo di 4,418% nel 2020 e 4,0678% nel 2022, quindi un livello sostanzialmente allineato a quello di dieci anni prima. L'iscrizione al terziario è invece l'indicatore con la variazione più netta: da 60,8925% nel 2013 a 75,9497% nel 2023, oltre 15 punti in più con una crescita continua dal 2015 in poi. L'iscrizione alla secondaria è rimasta stabile intorno al 100%: 100,9731% nel 2013, 101,8361% nel 2020, 100,6788% nel 2023. La quota di bambini fuori dalla scuola primaria è aumentata, da 0,8853% nel 2013 a un massimo di 2,5071% nel 2022, per poi scendere a 2,0562% nel 2023. Per gli alunni per insegnante la serie italiana si ferma al 2017 (11,4807, contro 12,0342 nel 2013): è un miglioramento, ma non descrive gli anni più recenti.
*Fonti: Banca Mondiale — World Bank WDI, indicatori SE.XPD.TOTL.GD.ZS, SE.TER.ENRR, SE.SEC.ENRR, SE.PRM.UNER.ZS, SE.PRM.ENRL.TC.ZS.*
Il confronto con i paesi vicini
Sulla spesa pubblica per l'istruzione l'Italia (4,0678%, 106ª) resta sotto i principali partner europei: Regno Unito 5,9068% (32º), Francia 5,3243% (47º) e Germania 5,2392% (54º), con un divario di circa 1,2–1,8 punti; sotto anche Stati Uniti 5,4204% e Corea del Sud 5,4091%, mentre risulta sopra Cina 3,8971% e Giappone 3,3366%. Sull'iscrizione al terziario il quadro cambia: 75,9497% supera Francia 71,5347% e Giappone 64,4908%, è vicinissimo a Germania 76,7097% e Cina 76,8758%, e resta dietro Stati Uniti 79,3619%, Regno Unito 80,4146% e Corea del Sud 111,8533%. Sulla secondaria l'Italia (100,6788%) è appena sopra la Germania (100,2437%) e sotto Francia (103,7854%) e Regno Unito (112,12%). Sugli alunni per insegnante il valore italiano è il più basso del gruppo: 11,4807 contro Germania 12,3028, Stati Uniti 14,1986, Regno Unito 15,1327, Giappone 15,661, Corea del Sud 16,2867 e Francia 18,1766. Sui bambini fuori dalla scuola primaria, invece, il 2,0562% italiano è nettamente sopra Francia 0,2044%, Germania 0,2739% e Regno Unito 0,0698%, pur restando sotto Stati Uniti 3,9822% e Cina 6,6763%.
*Fonti: Banca Mondiale — World Bank WDI, indicatori SE.XPD.TOTL.GD.ZS, SE.TER.ENRR, SE.SEC.ENRR, SE.PRM.ENRL.TC.ZS, SE.PRM.UNER.ZS.*
Come leggere questi numeri
La spesa per l'istruzione qui considerata è quella pubblica in rapporto al PIL: non comprende ciò che le famiglie pagano per rette, materiali o attività fuori dalla scuola, quindi una quota più bassa non equivale automaticamente a minori risorse complessive né dice qualcosa sulla qualità dell'insegnamento. Allo stesso modo, i valori molto alti in cima alla classifica appartengono spesso a economie piccole e non vanno letti come misura del livello dell'istruzione. I tassi di iscrizione sono lordi (*% gross*): includono chi frequenta fuori dall'età teorica e chi ripete l'anno, perciò possono superare il 100% — come mostrano Grecia 165,1134% o Monaco 158,5466% — e non indicano la quota di popolazione effettivamente scolarizzata. Gli anni di riferimento non coincidono tra indicatori: per l'Italia la serie della spesa arriva al 2022, quelle di iscrizione e dispersione al 2023, quella degli alunni per insegnante al 2017, quindi i confronti incrociati vanno presi con cautela. Per i bambini fuori dalla scuola primaria non è disponibile un valore mondiale, e il confronto con la media globale non è quindi possibile; le posizioni in classifica riguardano solo i paesi che hanno trasmesso i dati. Gli aggiornamenti avvengono su base annuale attraverso i World Development Indicators della Banca Mondiale e le serie storiche possono essere riviste: piccoli spostamenti di posizione non andrebbero interpretati come cambiamenti reali.
*Fonti: Banca Mondiale — World Bank WDI, indicatori SE.XPD.TOTL.GD.ZS, SE.PRM.UNER.ZS, SE.TER.ENRR, SE.SEC.ENRR, SE.PRM.ENRL.TC.ZS.*
Spesa pubblica per l'istruzione (% del PIL) sulla mappa e nei grafici
In testa figurano economie piccole come Kiribati (16,3905%), Samoa Americane (14,717%) e Tuvalu (12,8457%); in fondo Somalia (0,0%), Nigeria (0,3191%) e Zimbabwe (0,3848%). L'Italia si trova nella fascia centrale, sotto Regno Unito (5,9068%), Francia (5,3243%) e Germania (5,2392%).
Le barre mostrano quanto sia ampia la distanza tra i primi e gli ultimi, oltre 16 punti di PIL. La linea italiana si muove poco: 4,1219% nel 2013, minimo 3,7955% nel 2016, massimo 4,418% nel 2020, 4,0678% nel 2022.
Confronta i paesi
Bambini fuori dalla scuola primaria
| Posizione | Paese / area | % |
|---|---|---|
| 1 | Emirati Arabi Uniti | 0 |
| 2 | Azerbaigian | 0.03 |
| 3 | Uruguay | 0.04 |
| 4 | Corea del Sud | 0.06 |
| 5 | Giappone | 0.07 |
| 73 | Islanda | 1.82 |
| 74 | Giordania | 1.89 |
| 75 | Italia | 2.06 |
| 76 | Malawi | 2.09 |
| 77 | Bosnia ed Erzegovina | 2.1 |
| 203 | Guinea Equatoriale | 65.6 |
| 204 | Afghanistan | 68.77 |
| 205 | Somalia | 85.27 |
Le posizioni migliori sono di Emirati Arabi Uniti (0,0039%), Azerbaigian (0,0266%) e Uruguay (0,0355%); le ultime di Somalia (85,2728%) e Afghanistan (68,7716%). L'Italia resta sopra Francia (0,2044%), Germania (0,2739%) e Regno Unito (0,0698%).
Le barre separano nettamente i paesi con quote sotto l'1% da quelli oltre il 30%. La linea italiana sale da 0,8853% nel 2013 fino a 2,5071% nel 2022, per poi scendere a 2,0562% nel 2023.
Tasso di iscrizione all'istruzione terziaria
| Posizione | Paese / area | % |
|---|---|---|
| 1 | Grecia | 165.11 |
| 2 | Macao | 141.86 |
| 3 | Cipro | 120.88 |
| 4 | Hong Kong | 120.09 |
| 5 | Corea del Sud | 111.85 |
| 41 | Islanda | 76.52 |
| 42 | Canada | 76.27 |
| 43 | Italia | 75.95 |
| 44 | Lituania | 75.62 |
| 45 | Figi | 75.01 |
| 201 | Guinea Equatoriale | 1.84 |
| 202 | Polinesia Francese | 1.46 |
| 203 | Haiti | 1.05 |
In alto Grecia (165,1134%), Macao (141,8648%) e Cipro (120,8773%); in fondo Haiti (1,0514%) e Polinesia Francese (1,4568%). L'Italia supera Francia (71,5347%) e Giappone (64,4908%) e resta dietro Regno Unito (80,4146%) e Corea del Sud (111,8533%).
È l'indicatore con il movimento più marcato: la linea italiana passa da 60,8925% nel 2013 a 75,9497% nel 2023. Le barre restano molto distanti, da valori sotto il 5% a oltre il 160%.
Tasso di iscrizione all'istruzione secondaria
| Posizione | Paese / area | % |
|---|---|---|
| 1 | Monaco | 158.55 |
| 2 | Belgio | 142.96 |
| 3 | Finlandia | 142.4 |
| 4 | Paesi Bassi | 137.51 |
| 5 | Saint Kitts e Nevis | 137.51 |
| 60 | Georgia | 100.96 |
| 61 | Grenada | 100.73 |
| 62 | Italia | 100.68 |
| 63 | Austria | 100.62 |
| 64 | Germania | 100.24 |
| 206 | Haiti | 17.17 |
| 207 | Repubblica Centrafricana | 15.81 |
| 208 | Somalia | 3.35 |
In testa Monaco (158,5466%), Belgio (142,9603%) e Finlandia (142,3952%); in fondo Somalia (3,3479%) e Repubblica Centrafricana (15,8074%). L'Italia è appena sopra la Germania (100,2437%) e sotto Francia (103,7854%) e Regno Unito (112,12%).
La linea italiana è quasi piatta: 100,9731% nel 2013, massimo 101,8361% nel 2020, 100,6788% nel 2023. Le barre mostrano un divario ampio tra i paesi europei e quelli sotto il 30%.
Alunni per insegnante (primaria)
| Posizione | Paese / area | alunni per docente |
|---|---|---|
| 1 | San Marino | 6.93 |
| 2 | Liechtenstein | 7.8 |
| 3 | Lussemburgo | 8.3 |
| 4 | Norvegia | 8.59 |
| 5 | Kuwait | 8.88 |
| 22 | Belgio | 11.28 |
| 23 | Estonia | 11.31 |
| 24 | Italia | 11.48 |
| 25 | Lettonia | 11.54 |
| 26 | Isole Vergini Britanniche | 11.62 |
| 204 | Malawi | 58.68 |
| 205 | Ruanda | 59.51 |
| 206 | Repubblica Centrafricana | 83.41 |
Le classi meno numerose sono in San Marino (6,9306), Liechtenstein (7,8016) e Lussemburgo (8,3033); le più numerose in Repubblica Centrafricana (83,412) e Ruanda (59,5086). L'Italia registra il valore più basso tra i grandi paesi confrontati, davanti alla Germania (12,3028).
Le barre vanno da meno di 7 a oltre 83 alunni per insegnante, con una distanza superiore a dieci volte. La linea italiana scende da 12,0342 nel 2013 a 11,4807 nel 2017, ultimo anno disponibile.